lunedì 21 dicembre 2015

Visita alla redazione (15 Dicembre 2015)



Lo scorso 15 Dicembre ha avuto luogo la “Pizzata Natalizia Ambrosiana” del Forum SCLS, giunta alla sua “nona edizione”, con consueta visita alla redazione ed incontro con sceneggiatori e disegnatori.

Ecco a voi alcune foto scattate nell’occasione.

* * *

            Le primo foto che vi mostro sono relative agli ormai noti grafici bonelliani Roberto Piere e Tino Adamo.


             Entrambi erano al lavoro sulle tavole del prossimo Zagor Maxi disegnato dai fratelli Cassaro, in particolare modificando ed inserendo alcune vignette per ottenere una migliore scorrevolezza della storia.






 Purtroppo il buon Roberto Piere mi ha confidato che essere molto in ritardo
con i disegni della sua storia zagoriana ambientata nella Terra di Baffin
(mancano ancora circa 60 tavole) per cui sarà praticamente impossibile
che essa veda la pubblicazione nel Maxi Zagor del settembre 2016...

* * *

Qui di seguito, ecco alcune foto scattate agli autori
 che hanno partecipato alla pizzata

Luigi Corteggi

Alessandro Piccinelli

Fabrizio Russo
Fabrizio Russo e Roberto Piere

Moreno Burattini con gli amici forumisti Ivano e Roberto

Luigi Corteggi con l’amico forumista Giancarlo

Gianni Sedioli
 
Alessandro Piccinelli e Fabrizio Russo
 
Gianni Sedioli
 
Gianni Sedioli e Marco Verni

Giorgio Giusfredi

Luigi Corteggi, Fabrizio Russo e Alessandro Piccinelli
 
In una foto scattata dall’amico forumista Stefano Bidetti
compare anche il sottoscritto...

* * *

E per concludere due piccoli “scoop”...

Per chi ancora non lo sapesse,
ecco chi sarà il disegnatore dello Zenith n. 666

Il fascicolo di una nuovissima
sceneggiatura in lavorazione...

 * * *

Infine, qui trovate un breve video girato in pizzeria con il
“discorso di fine anno alla nazione zagoriana”
di Moreno Burattini!



giovedì 10 dicembre 2015

La luna degli scheletri (ZCSCSpec13)




Il tredicesimo (e ULTIMO) numero in edicola oggi contiene la conclusione della storia di Zagor sull’isola di Sha-ka-Lah, nonché la storia completa “La danza degli spiriti” (Zagor Special n. 23 – marzo 2011).


LA LUNA DEGLI SCHELETRI

Giunto a Spokane in cerca di un dottore per condurlo a curare un indiano Naskapi ferito, Zagor non perde l’occasione per dare una bella strigliata a Mulligan e Doyle, due lavoranti al soldo del potente allevatore Garreth, che hanno aggredito due pellerossa della tribù dei Nipmuc, Huskay e sua figlia Ahlita, fuori dal trading post di “Pancia Grossa” Colan.
Mulligan e Doyle, usciti di prigione, intendono vendicarsi di Zagor, ma prima che possano fare alcunché vengono circondati da una nebbia innaturale da cui sbucano delle figure scheletriche; Zagor ritrova i cadaveri dei due con accanto un monile di fattura Nipmuc e pertanto si reca al villaggio indiano per far luce sull’accaduto.
Gli indiani raccontano a Zagor che qualche tempo prima quattro misteriosi assassini avevano massacrato una famiglia Nipmuc e lo sciamano Tawak durante un funerale nella Radura dei Sakem e poi avevano depredato i preziosi ornamenti custoditi in una grotta sacra. Ora la Luna degli Scheletri è alta nel cielo e i Demoni dell’Abisso sono scaturiti dalla nebbia per punire due dei colpevoli (Mulligan e Doyle) e nelle notti successive completeranno l’opera, sterminando tutti i responsabili.
Dopo una serie di vicissitudini, Zagor ottiene una piena confessione dal vecchio Cappello Grigio, un Nipmuc scacciato dalla tribù che vive di elemosine: egli aveva rubato un monile dalla grotta sacra per rivenderlo al commerciante Colan; questi aveva rivelato la cosa a Mulligan, Doyle e ai loro sodali Rascal e Clayton, i quali – saputa l’ubicazione della grotta da Cappello Grigio – avevano poi compiuto il massacro.
Sulle tracce di Rascal e Clayton, Zagor ha occasione di salvare dalla fiamme (a cui questi li avevano condannati) mister Garreth e suo figlio. I due banditi fuggiaschi vanno incontro al loro destino, trafitti dalle frecce e dalle lance degli spettri vendicatori; Cappello Grigio muore di paura dopo aver visto lo spirito di Tawak materializzarsi; anche “Pancia Grossa” Colan, tempo dopo, andrà incontro al suo destino in una notte di luna piena...

Storia molto articolata di Jacopo Rauch, con tanti personaggi e tante sottotrame più o meno connesse tra di loro, che cerca di fondere un’ambientazione tipicamente western con il genere horror (probabile ispirazione potrebbe essere il film Fog di John Carpenter del 1980 o il suo remake del 2005).
          L’idea della vendetta compiuta da esseri ultraterreni non è certo una novità, tuttavia l’autore senese gioca bene le sue carte e crea una storia non priva di piacevoli sequenze. La sceneggiatura cattura il lettore nel susseguirsi degli eventi e non annoia mai, con i suoi dialoghi sempre frizzanti.
           Lo Zagor di Rauch si conferma un eroe determinato, dall’ottimo intuito e molto abile nella strategia. Anche a Cico viene dato il giusto spazio e lo sceneggiatore dimostra di saperlo gestire bene, sempre funzionale alla trama.
La storia si segnala, inoltre, come prima prova di Oliviero Gramaccioni ai disegni. L’artista romano, proveniente dalla scuderia di Mister No, offre una buona prova professionale. Il suo stile molto particolare può risultare ostico ai “puristi” zagoriani, ma rende molto bene l’atmosfera cupa del racconto. I tratti di Zagor e Cico sono abbastanza lontani dal “canone” ma non per questo meno apprezzabili; forse in alcune vignette, soprattutto quelle con i personaggi inquadrati in campo lungo, si nota poca precisione, ma nel complesso il suo lavoro è dignitoso.


LA DANZA DEGLI SPIRITI

I Wapekute, indiani appartenenti al gruppo Dakota capeggiati da Nashack, si stanziano a Darkwood e iniziano a far prigionieri coloni e pionieri bianchi. Zagor e Cico si mettono in marcia verso il villaggio di Nashack temendo che il comportamento dei Wapekute scateni la reazione dell’esercito facendo andare di mezzo anche l’incolpevole tribù degli Oneida.
Durante il viaggio, Zagor ha occasione di salvare dalle mani di un trafficante di whisky Molly Graw, una donna dal carattere indomito, disposta a tutto pur di ritrovare il marito Josh rapito dai Wapekute.
Dopo varie vicende, Ryan rapisce Cico e Molly e li consegna a Nashack, nel cui accampamento si sta per svolgere una cerimonia sacra chiamata “la danza degli spiriti”. Zagor fa una delle sue spettacolari entrate in scena e nessuno può nuocergli perché le consuetudini della cerimonia impediscono di versare il sangue di un avversario a meno che non sia lui a farlo per primo.
Quando Molly viene a sapere che il marito Josh è morto durante un tentativo di fuga, impazzisce per il dolore e ferisce Nashack con un coltello. Zagor agevola fa fuga di Cico e Molly e rimane a combattere con i Wapekute. Molly però torna sui suoi passi e con una pistola cerca ancora di uccidere Nashack. Questi legge la follia negli occhi della donna e le racconta come il marito sia morto da valoroso lottando con lui in combattimento; Molly spara al capo indiano ma Zagor gli salva la vita. Molly, allora, confessa che il suo unico scopo era quello di ricongiungersi a Josh; poiché questi è morto, prima cha Zagor possa fermarla, si punta la pistola al petto e si uccide!
Nashack, colpito dal gesto della donna, le consente di riposare accanto al marito nel cimitero dei Wapekute; poi si congeda da Zagor promettendo che smetterà di rapire i bianchi e di compiere scorrerie... ma che in futuro tornerà a cercarlo per ucciderlo!

Lo sceneggiatore di questa storia è il magentino Mirko Perniola, che prima di questo Speciale aveva esordito su Zagor con il Maxi n. 10 Corsa mortale (del luglio 2008), seguito dall’Almanacco dell’Avventura 2011 Il dottor Knox (settembre 2010).
Storia realistica, di grande maturità e “modernità”, ricca di momenti toccanti, con personaggi non convenzionali e ben caratterizzati, verosimili nelle loro vicende, primi fra tutti la tragica e sfortunata Molly Graw ed il fiero Nashack.
Il fulcro della storia sono proprio i personaggi, prigionieri del ruolo che il destino ha riservato loro. Prigioniera del proprio amore e di un doloroso passato é Molly Graw. Quando gli indiani le portano via anche il marito Josh, ella si aggrappa alla speranza con folle determinazione e cerca di precedere, invano, il crudele destino. A sua volta, il marito vuole tornare a tutti i costi dalla moglie che ama, ma sulla sua strada trova Nashack, un feroce guerriero schiavo delle regole del suo mondo e prigioniero del proprio orgoglio. Né Nashack né Molly sono del tutto buoni o cattivi, ma entrambi vedono il mondo dalla loro esclusiva prospettiva: nessuno dei due riesce ad uscire dal proprio ruolo, a sfuggire al proprio destino e alla regole del mondo che si sono costruiti.
Quando tutto è perduto, Molly non ha il coraggio di affrontare ancora la vita. Ci ha provato ed ha perso: l’unica via di fuga al dolore è la propria morte. La caduta nella follia della donna è silenziosa e del tutto inaspettata, ed il sorprendente finale è la logica conseguenza del precipitare degli eventi, al di là della portata dello stesso Zagor.
Una fine tragica ma inevitabile, che corona una storia davvero bella.
Buoni i disegni di Marcello Mangiantini. Oltre a variare molto le fisionomie, è molto bravo nella ricostruzione degli ambienti e nella realizzazione degli abiti dei personaggi. Fa un buon lavoro anche su Cico, che in alcune vignette ha un’ottima espressività, mentre la nota dolente rimane il volto di Zagor, decisamente un po’ troppo giovanile. Forse abbandonando la fisionomia “ferriana” dell’eroe e rappresentandolo a modo suo potrebbe rimediare all’unico difetto presente nelle tavole.

Nel 2010 sul Forum SCLS lo sceneggiatore Mirko Perniola rivelò che la data di uscita di questa storia era stata rinviata perché “per come stava uscendo bene, insieme a Moreno abbiamo deciso di allungarla portandola da 94 a 160 pagine, in modo da farci uno speciale... e devo dire che, per il momento, sono molto contento che sia stata presa questa decisione, così la storia risulta indiscutibilmente più intrigante avendo avuto più spazio per dar vita ai personaggi!
La storia era già disegnata, ed è stata davvero dura riuscire a trasformare il tutto! Però per me scrivere una storia è come scolpire una statua... Inizialmente hai il tuo blocco di pietra grezza, che è il soggetto, che ha enormi potenzialità e possibilità; allora andando a togliere "i pezzi in più" o scene poco interessanti, come ad es. Zagor che fa domande infruttuose durante un’indagine, mi avvicino sempre più alla forma finale, che comprende i fatti più interessanti e intriganti. Di solito, a trattamento e découpage finiti per intero, mi ritrovo ad aver sforato di diverse tavole, allora a malincuore devo tagliare delle scene che avrei voluto raccontare, ma per le quali non c’è spazio.
Giocoforza, se mi viene chiesto di aggiungere ad una sceneggiatura finita, torno indietro e riattacco i pezzi precedentemente scalpellati via... il difficile sta nel rendere il tutto davvero omogeneo così che il ritmo di lettura non venga spezzato.
 Stavolta si trattava di aggiungere 66 tavole, due terzi in più rispetto a quelle che già c’erano! Perciò, dopo un primo momento di panico, mi sono organizzato riattaccando inizialmente i pezzi scritti in passato ma eliminati per motivi di spazio, poi ho aggiunto alcuni elementi che nella versione iniziale non erano neppure stati immaginati (vi sfido a trovarli durante la lettura!), Questo però mi ha costretto a dover effettuare un lungo e complesso lavoro di rimontaggio spezzando anche le tavole già realizzate, per fare in modo che tutto si incastrasse bene senza che si vedessero strappi o cuciture e, cosa più importante, senza costringere il buon Mangiantini a dover buttare delle vignette già realizzate!
Insomma è stata un’esperienza complessa ma che sono contento di aver fatto, dati i risultati!”.

Alla domanda di un forumista, che osservava come da un personaggio come Molly Graw si sarebbe aspettato una donna alla Kill Bill, fredda nella ricerca del marito, magari una donna alla Anna Magnani in Roma città aperta, mentre aveva trovato la donna del tutto pazza e penosa, che guarda solo al suo obiettivo di ritrovare il marito, Perniola rispondeva:
La risposta, in realtà, è nell’albo! Pagina 77, vignetta 4.
Molly: "Quel giorno a me hanno strappato l’anima".
Infatti, il titolo di lavorazione di quest’albo era L’anima strappata (che a me piaceva molto di più di quello trovato sull’albo...).
Insomma, la Sposa e la Pina avevano trovato dei motivi per vivere, mentre a Molly era rimasta solo un’idea che non voleva neppure considerare (come ammette alla fine).
Perciò, più che pazza e penosa, che sono termini di chi ritiene la propria posizione di superiorità rispetto all’oggetto del commento, parlerei piuttosto di triste e comprensibile disperazione.
Molly ha avuto il coraggio di uccidere e di rischiare la vita, ma non ha trovato il coraggio di vivere senza amore... è davvero una pazzia?
Basta saper amare davvero per trovare la risposta”.

giovedì 3 dicembre 2015

Il sepolcro dello stregone (ZCSCSpec12)



Il dodicesimo numero in edicola oggi contiene la conclusione della storia di Zagor con il giovane Ward, la storia completa “Il sepolcro dello stregone” (Zagor Special n. 21 – aprile 2009), nonché la prima parte dell’avventura “La luna degli scheletri” (Zagor Special n. 22 – marzo 2010).


IL SEPOLCRO DELLO STREGONE

A Sha-ka-Lah, un’isola in mezzo al lago Erie che gli indiani Shawnee considerano sacra, giace tumulato in una grotta il corpo del malvagio stregone Artiglio Nero, che anni prima aveva cercato di ottenere i poteri del demone Kudan e di diventarne il tramite sulla terra.
Nessuno dovrebbe disturbare questa potenza maligna dormiente, ma quando uomini bianchi senza scrupoli (due antropologi e un mercante di whisky) sbarcano sull’isola, l’orrore si risveglia. Una forza malvagia e distruttrice si scatena non solo contro i profanatori, ma anche contro Zagor, giunto sul posto per fermare i criminali.
Dopo una serie di scontri con lo spirito maligno, senza positivi risultati, lo sciamano shawnee Volpe Grigia riesce a compiere una magia che consente a Zagor di gettare Kudan/Artiglio Nero all’interno di un cerchio magico dove una colonna di luce annichilisce per sempre la forma fisica del demone.

Prima prova alla sceneggiatura di Diego Paolucci, che dopo aver scritto il soggetto di Neve Rossa (Zagor Gigante nn. 463/464) si cimenta qui in una storia di magia e orrore che però funziona solo in parte. Infatti la storia è buona, l’argomento interessante, ma lo svolgimento risulta poco coinvolgente dopo lo sbarco sull’isola, a causa di una narrazione fin troppo lineare e prevedibile e una serie di scontri ripetitivi contro un mostro apparentemente inarrestabile.
          Troppo semplicistico, poi, è il modo in cui Volpe Grigia e Zagor sconfiggono Kudan/Artiglio Nero: leggendo la storia si ha la percezione che questo demone potrebbe diventare pericolosissimo una volta lasciata l’isola e di conseguenza il lettore si aspetta che per poterlo sconfiggere occorra una maggiore difficoltà che non un semplice rito magico...
         Peraltro Paolucci mostra di saper “condurre” la storia, ed i personaggi hanno ognuno il proprio preciso ruolo. Zagor è ben gestito, è sempre in azione e si muove con determinazione e carisma.
          Davvero molto buono il lavoro di Alessandro Chiarolla ai disegni, con paesaggi spettacolari e scene d’azione esaltate dal suo stile pittorico.

giovedì 26 novembre 2015

La pista degli assassini (ZCSCSpec11)




L’undicesimo numero in edicola oggi contiene la conclusione della storia di Zagor e la maledizione di Anulka, nonché la prima parte dell’avventura “La pista degli assassini” (Zagor Special n. 20 – aprile 2008).


IL MALEFICIO DI ANULKA

Agli inizi del Settecento, nella città di Amherst nel Massachusetts, una donna viene torturata e bruciata sul rogo per stregoneria: è la vecchia Anulka, sorpresa nell’atto di compiere un rituale magico usando il sangue di un uomo appena ucciso. Prima di bruciare, la strega lancia una terribile maledizione contro il reverendo Joshua Glover, che l’ha messa a morte, e tutta la sua discendenza. A distanza di oltre un secolo, Zagor ha modo di conoscere Julia Glover, una discendente del reverendo, e di difenderla da due banditi che si sono introdotti in casa sua: questi sono stati assoldati da un misterioso individuo incappucciato che si aggira fra le rovine della vecchia casa di Anulka e che ha loro offerto una ricompensa per entrare in possesso di alcuni antichi oggetti custoditi dalla famiglia Glover, nonché per rapire la ragazza stessa.
Al temine di una serie di indagini eseguite da Zagor seguendo la scia di diversi morti (uno dei due banditi viene ritrovato appeso e dissanguato; un lontano cugino di Julia, che la stava raggiungendo con la diligenza, muore avvelenato insieme a tutti gli altri passeggeri e ai postiglioni), giungono le rivelazioni finali: il misterioso incappucciato è il boia di Anulka e Julia è Anulka stessa!
La strega aveva convinto il boia a non giustiziarla, in cambio del segreto dell’immortalità. L’uomo aveva quindi mandato al rogo una povera vedova al posto della strega e subito dopo avevano compiuto il rituale che aveva ridato ad entrambi la giovinezza di un tempo. Ma gli effetti della magia stavano ormai terminando e solo con il medaglione di Anulka il vecchissimo boia poteva ritornare giovane ed aveva fatto di tutto per recuperarlo.
Nel tragico finale, Anulka viene sconfitta da una misteriosa vecchia di nome Polly (che poi scompare), la quale, pronunciando delle parole magiche, fa piombare addosso alla strega tutti i suoi anni ed essa avvizzisce davanti agli occhi sbalorditi dei presenti.

          Racconto horror/gotico di Moreno Burattini, un tuffo nel soprannaturale “classico”, con un finale molto bello e inaspettato, soprattutto per chi nel corso della lettura poteva pensare di trovarsi di fronte al classico tema della donna innocente perseguitata e del solito arrivista senza scrupoli che approfitta delle credenze popolari per poter indebitamente ottenere qualcosa.
          Con questo speciale l’autore torna ad omaggiare il mondo della streghe e delle maledizioni a decenni di distanza dalla nolittiana La casa del terrore. Pur appartenendo ad epoche diverse, entrambe le storie basano i loro presupposti su una condanna per stregoneria e sviluppano la loro trama legandola al tema della maledizione lanciata dalla strega verso i discendenti di famiglie coinvolte nella vicenda. Partendo da una medesima impostazione, tuttavia, le vicende hanno un epilogo diametralmente opposto: una messinscena nella storia del 1968, l’effettiva esistenza della strega in questa.
          Apprezzabili, poi, alcune soluzioni narrative adottate che sorprendono piacevolmente: la rivelazione che la giovane e avvenente Julia sia in realtà la centenaria Anulka e che il vecchio “incartapecorito” sia in realtà anch’egli un ultracentenario e non una persona camuffata; la scelta di non percorrere la strada della spiegazione razionale ma di proporre una soluzione del mistero totalmente soprannaturale; la trama architettata dallo sceneggiatore per salvare Anulka dal rogo.
          Belli i disegni di Marcello Mangiantini, a suo agio con l’atmosfera cupa del racconto, che con un tratto dettagliato e leggibile fa ottimo uso dei chiaroscuri; bravissimo nel creare paesaggi, ambienti, abiti ed arredi e nella caratterizzazione dei personaggi, il disegnatore pecca solo leggermente nel ritrarre il volto di Zagor (a tratti decisamente troppo giovane).
        Alcune curiosità finali: Burattini inserisce nel racconto la figura della poetessa americana Emily Dickinson, qui ancora bambina spensierata, che qualche decennio più tardi deciderà di estraniarsi dal mondo rinchiudendosi per il resto della sua vita dentro casa. In questa storia lo sceneggiatore fa profeticamente pronunciare al padre di Emily questa frase: “Torna a casa Emily... e non azzardarti ad uscire mai più dal cortile!”.
Inoltre, credo che lo sceneggiatore, nel narrare la storia di una donna anziana che ringiovanisce grazie ad un filtro magico e ad un medaglione luminescente, abbia voluto omaggiare un famosissimo personaggio del fumetto italiano: Satanik.
Infine, ad un utente del Forum SCLS che domandava se il nome del maggiordomo di Julia (Desmond) fosse una citazione del maggiordomo con il medesimo nome che si trova nella storia di Dylan Dog La dama in nero, Moreno Burattini così rivelava:
In realtà sia io che Sclavi citiamo il maggiordomo di Rip Kirby, appunto Desmond. Per chi legge fumetti è il nome del maggiordomo per antonomasia”.


LA PISTA DEGLI ASSASSINI

Il piccolo Thomas Ward, figlio di un ricco uomo d’affari di Boston, vede massacrati i propri genitori sotto i suoi occhi, durante un viaggio in carrozza attraverso la foresta di Darkwood. Dell’aggressione vengono accusati misteriosi pellerossa che, dopo aver colpito nel buio della notte, sono fuggiti senza lasciare traccia. La tragedia segna la vita del bambino, scampato alla strage: Thomas cresce preda di incubi e angosce che lo tormentano.
Divenuto uomo, il giovane Ward decide di affrontare le proprie paure e, grazie anche a Zagor che lo guida, torna sul luogo dell’agguato. Non lontano, sorge la capanna dello sciamano Volo di Farfalle in grado di trasportare gli uomini con l’anima lacerata nel Paese delle Ombre, in un viaggio nel fondo oscuro del proprio cuore, ad affrontare i demoni che vi dimorano.
Zagor fa da guida a Tom nel Paese delle Ombre e questi riesce a superare tutte le sue paure e ad acquisire piena sicurezza di sé, decidendo di proseguire il suo viaggio fino a Dead Horse, l’agglomerato nei pressi del quale i suoi genitori sono stati uccisi.
Dopo alcune incomprensioni con lo zio e la guardia del corpo di Tom, che pensano il ragazzo sia plagiato da Zagor, lo Spirito con la Scure si ritrova faccia a faccia con gli assassini che colpirono molti anni prima e che sono ancora nei paraggi: si tratta di quattro fratelli boscaioli, i Burke, che erano stati privati di ogni risparmio per colpa del padre di Tom il quale era fuggito con i loro soldi e su quelli aveva costruito la sua fortuna.
I Burke vorrebbero ora rapire Tom per chiederne il riscatto, ma stavolta trovano sulla loro strada Zagor che pone definitivamente termine alle loro imprese criminali.

Questa sceneggiatura di Luigi Mignacco è molto equilibrata e senza cadute di tono, l’avventura è piacevole da leggere ed il ritmo serrato degli avvenimenti induce il lettore a “divorare” l’albo per arrivare alla fine.
Il viaggio del giovane Thomas nelle terre selvagge è anche un itinerario per ritrovare essenzialmente se stesso: infatti il filo guida della storia è l’emancipazione del giovane dalle proprie paure (gli animali e i pellerossa) e il suo percorso di rinascita sotto la guida di Zagor, che riesce a dare al ragazzo un’efficace spinta emotiva.
Sono parecchi i momenti “belli” dell’avventura: l’intervento di Zagor contro la frusta di Kramer, l’idea “ecumenica” del Campo delle Molte Tribù, l’onirico viaggio nel Paese delle Ombre laddove Tom ha modo di incontrare i suoi animali guida: il coniglio (la paura), l’orso (il letargo in cui è vissuto fino ad allora) e l’alce (la forza e il coraggio che lo guideranno d’ora in avanti).
Il mistero sulla morte dei genitori di Thomas si dipana, poi, velocemente nel finale e la sua spiegazione è sì semplice ma anche molto realistica e non usuale.
           Un ultimo appunto sulla sceneggiatura: credo che Mignacco abbia voluto “velatamente” omaggiare il personaggio di Batman/Bruce Wayne: il piccolo Thomas (nome del padre di Bruce) ha un padre di nome Wayne, che viene ucciso sotto i suoi occhi assieme alla madre proprio mentre dei pipistrelli entrano nella carrozza... non credo che sia un puro caso!
          Completano il bel quadro i disegni dal tratto elegante di un Marco Torricelli in ottima forma, salvo per qualche piccola incertezza  soprattutto nel rappresentare il volto di Zagor.

giovedì 19 novembre 2015

La maledizione del Poseidon (ZCSCSpec10)



Il decimo numero in edicola oggi contiene la conclusione della storia di Zagor con i Metis, la storia completa “La maledizione del Poseidon” (Zagor Special n. 18 – aprile 2006), nonché la prima parte dell’avventura “Il maleficio di Anulka” (Zagor Special n. 19 – aprile 2007).


LA MALEDIZIONE DEL POSEIDON

L’equipaggio del Poseidon, una nave olandese del Seicento in navigazione sulle rotte delle Indie, profana un antico tempio fenicio dedicato al dio Baal. I Fenici, infatti, si erano spinti fin nell’Oceano Indiano e custodivano un segreto che guidava i loro vascelli sui mari sconosciuti. Il capitano Van Dorsen e i suoi uomini se ne impossessano, ma si rendono conto troppo tardi come alcune conoscenze siano troppo pericolose.
Due secoli dopo, l’ultima discendente del comandante, la giovane contessa Elisa, scopre nella villa di famiglia preziosi documenti che potrebbero metterla sulle tracce del tesoro appartenuto al suo antenato, ma oscure presenze si manifestano attorno a lei: i marinai del Poseidon si materializzano per uccidere!
Anche Zagor, che viene coinvolto nella vicenda grazie a Digging Bill, sembra impotente di fronte a una minaccia che giunge dall’Aldilà, fino a quando un incredibile sortilegio lo porta a lottare per la vita contro una ciurma di spettri che si stringono attorno a lui impugnando spade vecchie di secoli!

L’autore del soggetto di questa storia sceneggiata da Moreno Burattini è il romano Vittorio Sossi.
Biologo e genetista molecolare, insegnante di scienze alle scuole superiori, scrittore (è presente in due antologie di racconti horror della Dunwich Edizioni e in due raccolte della Cagliostro E-Press nelle quali ha narrato gli incontri di Lovecraft con Watson e Holmes) e molto attivo sul web (è curatore del sito Il viaggio di Zagor e del blog Fumettando), ha esordito professionalmente su Zagor proprio con La maledizione del Poseidon , a cui è seguito il soggetto per il Maxi n. 20 del 2013 I padroni delle tempeste.
L’avventura di questo Speciale, affascinante ed inquietante, ben delineata nei personaggi e nell’ambientazione, ricca di quell’atmosfera di mistero tipica delle storie ottocentesche di fantasmi, tocca temi molto cari agli appassionati di letteratura gotica e onirica, con richiami ai racconti di William Hope Hodgson, al mito de L’Olandese Volante, al film La maledizione della prima luna e alla Ballata del vecchio marinaio di Coleridge.
L’idea dei “cattivi” che violano un antico tabù e attirano su di loro una maledizione non è certo nuova, ma la nave sospesa nel limbo e la crudezza delle scene in cui i fantasmi semi-corporei compaiono all’improvviso, uccidono i malcapitati che incontrano e scompaiono subito sono elementi piuttosto intriganti che rendono la lettura davvero avvincente.
I veri protagonisti della vicenda sono il Poseidon e i suoi marinai, e questo fa sì che Zagor, Digging Bill e gli altri personaggi possano apparire dei semplici spettatori di avvenimenti più grandi di loro.
Solo un appunto negativo: gli interessanti personaggi di Elisa Van Dorsen e del giovane Hamilton avrebbero meritato più spazio ed approfondimento (in particolare il secondo, il cui mancato approfondimento psicologico e caratteriale non consente di giustificare adeguatamente le motivazioni che stanno alla base del suo gesto, risolutivo per l’intera vicenda).
La battuta più simpatica della storia è, naturalmente, appannaggio di Cico: “Siamo due saltimbanchi, lui salta sui tetti e io salto i pasti!”.
I disegni di Gallieno Ferri, pur con qualche segno del tempo, danno un fascino tutto particolare alla cupa vicenda.

Moreno Burattini e Vittorio Sossi

           Nel 2003, ai forumisti di SCLS che gli ponevano varie domande in merito, Vittorio Sossi rispondeva così:

Il soggetto era molto dettagliato, essendo la storia così intricata, ma ovviamente sono stati necessari adattamenti sia per la lunghezza che per le scelte operate nel districare il parto malato del mio cervello schizoide. Penso che è per la sceneggiatura di questo soggetto che Moreno si è imbiancato di più.

Io avevo immaginato una classica storia a due albi ma anche in quel caso avrei cannato di brutto. I cambiamenti non hanno comunque alterato l’essenza della storia e non posso che fare i più sentiti ringraziamenti a Moreno e a Ferri per come si sono mantenuti fedeli nei limiti del possibile alla storia e ai personaggi.

Il povero Hamilton Junior è nato sfigato così di suo già in fase di soggetto, un’ombra d'uomo, ma una pasta d’uomo in fondo. Ero troppo attratto dalle grazie della bella Elisa di Rivombrosa per preoccuparmi di lui. Quindi la colpa è solo mia. A parte gli scherzi, forse con qualche tavola in più anche lui avrebbe trovato un ruolo pi? determinante e anche Zagor non sarebbe stato soffocato dalla necessit? di narrare i diversi piani temporali dello sviluppo della trama.

Quanto ai riferimenti, faccio i miei complimenti a chi ha individuato I Compagni di Baal, che mi ha terrorizzato quando ero piccolo, per la semplice scelta della terribile divinità da utilizzare. Per quanto riguarda il film Fog è ovviamente uno dei miei film preferiti ma le analogie si limitano solo alla rappresentazione dei marinai, specialmente i due silenziosi che compiono l’eccidio nella villa dei Van Dorsen. La trama non ha molti punti in comune con quella del film, anche perché questi poveretti qui non hanno neanche avuto la fortuna di morire e la maledizione è tutta la loro. Non c’è nessun tesoro maledetto.

Quanto al piano troppo machiavellico di Hamilton senior: quando si hanno 200 anni di tempo per girarsi i pollici si hanno solo due possibilità: o si architetta un piano così diabolico o si fonda un partito politico. Ovviamente il secondo caso ha più possibilità di successo.

giovedì 12 novembre 2015

L’orda selvaggia (ZCSCSpec9)



Il nono numero in edicola oggi contiene la storia completa  La setta cinese” (Zagor Special n. 16 – aprile 2004) nonché la prima parte della storia “L’orda selvaggia” (Zagor Special n. 17 – aprile 2005).


LA SETTA CINESE

Misteriosi indiani stanno continuamente rapendo dei membri delle tribù dei Fox e degli Shawnee nonché alcuni trappers, trasportandoli in un luogo sconosciuto.
Zagor interviene per risolvere il problema e scongiurare che le due tribù ed i trappers si incolpino gli uni con gli altri e si uccidano a vicenda. Durante le indagini Zagor incontra un vecchio amico, Spingler, che il giorno successivo viene ritrovato morto dopo che si era recato per una riparazione sul barcone di un mercante di Saint Louis, tale Haskell.
Abbandonata temporaneamente la ricerca della misteriosa tribù di rapitori, lo Spirito con la Scure cerca di scoprire e catturare l’assassino di Spingler. Raggiunto il battello di Haskell, Zagor scopre a proprie spese che il mercante è a capo della banda di indiani Wichita che si cela dietro le sparizioni: Haskell infatti rifornisce di uomini i seguaci della setta cinese del sanguinario dio Butakama che organizzano combattimenti all’ultimo sangue in una grotta nascosta nella foresta.
Catturato, Zagor viene condotto nel rifugio della setta dove, insieme ad altri prigionieri, viene costretto a combattere in una serie di prove mortali, alle quali riesce a sopravvive. Non intendendo rimanere prigioniero più a lungo, lo Spirito con la Scure organizza una fuga all’esito della quale solo lui e Cico riescono a mettersi in salvo, soccorsi dai trappers tra i quali c’è anche l’amico Doc Lester.
Nell’assalto finale ai componenti della setta cinese, questi verranno massacrati ed anche il disgustoso Haskell verrà assicurato alla giustizia.

Seconda e ultima storia zagoriana dello sceneggiatore genovese Pierpaolo Pelò (la prima era stata L’uomo dipinto, uscita sette anni prima nella serie regolare –1997) che qui riesce a fornire una prova discreta, scrivendo un soggetto che, se non brilla per originalità (ovvero la “gara” in cui i partecipanti, reclutati con la forza, devono superare una serie di prove solo ed unicamente per soddisfare il gusto perverso dello “spettacolo” da parte del cattivo di turno, vedi anche La preda umana – Zagor Gigante nn. 29/30 – e La montagna degli dei – Zagor Gigante nn. 184/186), tuttavia si lascia leggere piacevolmente per tutte le sue 160 pagine.
La vicenda, che evidentemente era stata tenuta a lungo nei cassetti della redazione, ha un gusto rétro ed è basata soprattutto sull’azione e sui combattimenti, senza dar molto spazio all’approfondimento dei personaggi e sulle loro motivazioni (ad esempio, non viene spiegato alcunché sulle origini della setta cinese, né approfondito qualche retroscena sul perfido Haskell e il suo essere in combutta con i Wichita e i seguaci di Butakama).
Pur con qualche imprecisione, Marco Torricelli offre una prova più che sufficiente, soprattutto nella resa delle scene di massa.
Nel marzo 2004, ad un utente del Forum SCLS che voleva sapere se i testi di questa storia erano stati revisionati o erano del tutto opera di Pierpaolo Pelò, Moreno Burattini ha risposto:
La setta cinese è una storia con delle idee intriganti (a me sono piaciute molto le cinque prove che Zagor deve affrontare nel mezzo del racconto) ma con qualche problema da risolvere, dovuto principalmente al fatto che si tratta di una avventura che anni fa sarebbe sembrata ottima ma che oggi, con i tempi e i gusti che cambiano velocemente, occorreva aggiustare (ci sono storie che, se aspettano troppo la pubblicazione, invecchiano un po’ troppo precocemente). Anche per questo racconto mi sono posto, insomma, il problema di non tenerlo da parte troppo a lungo, anche per i bei disegni di Torricelli che dovevano assolutamente trovare la via dell’edicola (tutt’altro che fondi di magazzino!). Valutando i problemi, io e Boselli abbiamo stabilito che con qualche sforbiciata, un minino rimontaggio e la riscrittura di una parte dei dialoghi (ma tutto sommato, poca roba), la storia poteva essere uno Speciale perfetto. I testi sono senza dubbio tutti di Pelò, ma l’editing è mio con la supervisione di Boselli”.


L’ORDA SELVAGGIA

Una banda di feroci Métis, comandata dal sanguinario Lamort, cala su Darkwood per rapire donne bianche e indiane per poi rivenderle come schiave nelle terre più selvagge del Canada.
Zagor e Cico si uniscono a Bob Corman, marito di una delle donne rapite, per fermare la banda e liberare le prigioniere. Ma l’impresa è disperata: i nostri eroi sono soli contro avversari numerosissimi e feroci, che non esitano a usare gli ostaggi come scudi umani.
A complicare la vicenda, c’è la guerra che un gruppo di ribelli canadesi, guidati dal generale Daguerre, sta combattendo per ottenere l’indipendenza delle loro terre dal governo centrale. Zagor riesce a far leva sull’orgoglio del generale per portarlo dalla sua parte contro l’Orda Selvaggia.
Lamort, allora, chiede aiuto al suo alleato John Castle, un commerciante di pellicce che vive in un fortino nella foresta. Nello scontro finale Zagor e i suoi alleati sterminano tutti i componenti della banda: sul terreno rimangono anche i corpi senza vita di Lamort, Castle e Daguerre, il quale che non è riuscito a coronare il suo sogno di una libera nazione Métis...

Terzo incontro di Zagor con i Métis dopo quelli che aveva narrato Mauro Boselli nell’Almanacco dell’Avventura 1997 (Sulle piste del nord) e nello Special n. 12 (Avventura in Canada). Questa avventura, tuttavia, non ha alcuna relazione con le precedenti e i Métis sembrano solo un espediente per imbastire una storia tutta azione, inseguimenti e scontri a fuoco; è anche probabile che la storia risalga a diversi anni prima e quindi potrebbe anche essere stata “messa in cantiere” antecedentemente alle due boselliane.
Come dicevo, la storia è un continuo susseguirsi di scontri a fuoco e colpi di scena ma l’ho trovata comunque divertente; il personaggio di Lamort, spietato e crudele, è un villain interessante e con la sua banda di tagliagole ci mostra un’altra faccia dei Métis (che evidentemente non sono tutti buoni come li avevamo incontrati nelle precedenti avventure).
In definitiva un’opera non certo prodigiosa, ben distante dallo standard zagoriano dell’epoca, tuttavia un’opera che nella sua semplicità appare sufficientemente efficace.
I disegni di Roberto D’Arcangelo sono essenziali, semplici e dignitosi, piacevoli da guardare.
Dello sceneggiatore Francesco Moretti non ho notizie certe, se non che per la Sergio Bonelli Editore, precedentemente a questo Speciale, ha realizzato gli Almanacchi del Giallo 1999 e 2000 con protagonista Nick Raider e uno dei due episodi contenuti nel Maxi Zagor n. 3 del 2002 (L’uomo dalla maschera nera). Presumo possa essere l’autore di cui si parla in questo link: http://www.dylandogofili.com/autori/FrancescoMoretti.htm.

giovedì 5 novembre 2015

Palude mortale (ZCSCSpec8)


             L’ottavo numero in edicola oggi contiene la conclusione della storia di Zagor con i soldati fantasma, nonché la storia completa “Palude mortale” (Zagor Special n. 15 – aprile 2003).




SOLDATI FANTASMA

Durante la Guerra d’Indipendenza Americana, i cittadini di Rockford perpetrano un massacro ai danni dell’esercito inglese con la collaborazione di un traditore di nome Gibbon per impadronirsi dei due forzieri d’oro che gli uomini del maggiore MacGuire stavano trasportando: un forziere viene preso dal traditore e l’altro rimane agli abitanti della cittadina.
Sessanta anni dopo Cico e Zagor si ritrovano per caso in quei luoghi proprio nel momento in cui i fantasmi dei soldati trucidati emergono da una fossa comune nel folto della foresta per vendicarsi dell’eccidio, trucidando alcuni boscaioli.
Zagor e Cico devono guadagnarsi dapprima la fiducia dei terrorizzati abitanti di Rockford e poi scoprire cosa si cela dietro questo cupo mistero.
I soldati fantasma, in realtà, non sono che tagliagole agli ordini del nipote del colonnello Milton, l’ufficiale che doveva ricevere il carico d’oro, che si cela dietro la falsa identità del dottor Travis: egli aveva ricevuto una lettera dall’unico scampato al massacro, il tenente Simons (che ora si chiama Wilfred e non ricorda la sua precedente identità), che indicava il luogo dove aveva nascosto uno dei due forzieri dell’oro dopo aver giustiziato il traditore Gibbon sessant’anni prima.
Travis ha quindi architettato il finto ritorno del maggiore MacGuire e dei suoi uomini per spingere Wilfred a rivelare il nascondiglio dell’oro.
Nella resa dei conti finale la maggior parte dei falsi fantasmi perde la vita in un conflitto a fuoco con Zagor e gli abitanti di Rockford, e il malvagio Travis precipiterà nel crepaccio dove erano stati gettati i corpi dei soldati inglesi e nel quale era stato nascosto il secondo forziere.

          Moreno Burattini riesce ad orchestrare una storia avvincente e misteriosa, a tratti anche “cruda” e realistica (vedi la scena del massacro iniziale), laddove la prosperità di un intero paese è dovuta alle mani macchiate di sangue dei suoi antichi abitanti.
       Un’atmosfera tenebrosa per un’avventura in cui spiccano due comprimari: il tenente Simons, sopravvissuto al massacro e rimasto “ferito” nella mente da questa disgrazia, ma che viene salvato dall’amore della moglie; e il nipote del colonnello Milton, dalla personalità tutt’altro che profonda, un giovane squattrinato che sfrutta la situazione per tentare il colpo della sua vita. Il tutto con le nebbiose coste del Lago Ontario sullo sfondo (e con un esplicito riferimento al forte del Comandante Mark).
        Nella storia, arricchita da un finale suggestivo e scevro da elementi soprannaturali, si intrecciano anche diversi piani di lettura: innanzitutto il tema delle carneficine compiute anche da chi era dalla parte “giusta” (i coloni americani che massacrano un reparto di inglesi, andando oltre le giuste rivendicazioni di indipendenza), e poi, come spesso accade nelle sceneggiature di Burattini, la vicenda ha agganci con la realtà storica più vicina a noi (la fossa di Scorpion Hole mi ha ricordato i massacri delle foibe, occorsi durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia).
         I disegni di Carlo Raffaele Marcello sono sempre belli, anche se qui il suo tratto presenta qualche lacuna (errori prospettici e alcune figure non proporzionate), forse dovuta agli incipienti problemi di salute dell’artista.




PALUDE MORTALE

La palude di Sha-Ka-Ree è ritenuta sacra dagli indiani Sauk, i quali credono che un pericoloso demone, lo Spirito della Palude, abiti i suoi fondali. Incuranti di  ciò gli uomini dell’ingegner Van Hamme svuotano la palude per sfruttare un grande deposito di torba depositato sul fondo, provocando una terribile esplosione che coinvolge lo spietato guerriero Unico Occhio.
Costui da tempo intendeva assumere il comando dei Sauk, approfittando della debolezza del vecchio e alcolizzato capo Scudo Nero. Ora, riemerso indenne dalla palude e divenuto tutt’uno con il demone che la abita, è in grado di controllare qualsiasi forma vegetale.
Approfittando degli enormi poteri acquisiti, uccide con le piante piegate al suo volere prima tre trafficanti di armi e whisky che volevano imbrogliarlo, poi una pattuglia di militari che sta scortando l’ingegner Van Hamme.
Quindi la sua rabbia si sfoga su Zagor che era dapprima riuscito a sconfiggerlo in duello. Dopo aver superato numerose insidie vegetali, lo Spirito con la Scure affronta direttamente lo Spirito della Palude che si è unito anche fisicamente con Unico Occhio.....

Una buona storia, che sfrutta dei temi sempre validi nella saga zagoriana quali il guerriero pellerossa ribelle, il capo indiano schiavo dell’acqua di fuoco, i bianchi irrispettosi delle tradizioni pellerossa, l’ignoto che si manifesta attraverso una natura selvaggia e aggressiva, e un manipolo di uomini che lottano per sopravvivere.
Moreno Burattini si cimenta in una sorta di rifacimento sia de La minaccia verde (Zagor Gigante nn. 146/147) sia di Odissea Americana (Zagor Gigante nn. 87/89), laddove l’uomo si ritrova a confrontarsi con una natura “impazzita”.
           Lo spunto centrale della vicenda, ovvero il risveglio del demone che si impossessa del corpo di Unico Occhio, è al contempo affascinante ed inquietante: una minaccia immane, contro la quale nemmeno Zagor può molto, se non assistere alla manifestazione crudele della natura.
          Due elementi “reali” si affiancano allo spunto fantastico: la presunzione dei bianchi nello sfruttamento del giacimento di torba in pieno territorio Sauk e il tormentato personaggio di Scudo Nero, fiero capotribù costretto dal dolore fisico a diventare un alcolizzato e privato della propria autorità (vicenda che mi ha lontanamente riportato alla memoria il dramma vissuto dallo sceriffo James Hilton ne La stella di latta - Zagor Gigante nn. 73/74 -, anche se qui il risvolto psicologico è abbastanza convenzionale).
         Il disegnatore Alessandro Chiarolla è veramente bravo, soprattutto nella realizzazione delle tavole della lotta tra le piante e gli uomini.
          Ad un lettore che, all’epoca dell’uscita della storia nelle edicole, sul sito internet Darkwood On Line si dichiarava deluso dal fatto che il demone alla fine del racconto prende forma in un corpo antropomorfo ben identificabile, Moreno Burattini rispondeva:
       “Il mostro che compare nel finale è in realtà, come qualcuno avrà certamente capito, un riferimento al personaggio di Swamp Thing, così come lo disegnava il grande Berni Wrightson. Anche il fatto che il personaggio scagliato nell’acqua da un’esplosione riemerga trasformato dalla palude è una precisa citazione di Swamp Thing. Naturalmente il tutto è rivisto in chiave zagoriana, la storia è tutta diversa e il mostro compare solo in poche tavole nel finale”.