giovedì 20 luglio 2017

Zagor Collezione Storica a Colori: Laguna di sangue (ZCSC198)


Il centonovantottesimo numero in edicola oggi contiene la conclusione dell’avventura di Zagor contro Ylenia la vampira, nonché la prima parte della storia “Un capestro per Gambit”.


UN CAPESTRO PER GAMBIT

Durante il viaggio di ritorno verso Darkwood, Zagor e Cico giungono nella cittadina di Winnfield, in South Carolina. Qui, scoprono che la loro amica Gambit è rinchiusa nella cella dello sceriffo Atkinson, in attesa di venire condotta sul patibolo. Sulla testa della bella avventuriera, infatti, pende una condanna a morte per omicidio, dopo che è stata sorpresa accanto al cadavere di un uomo appena ucciso, Clive Howland. Gambit dice di non ricordare niente perché reduce da una forte sbronza e Zagor, convinto dell’innocenza dell’amica, decide di scagionarla trovando il vero assassino... qualcuno che avrebbe organizzato un’abile montatura per incastrarla!
L’unico indizio conduce verso il ranch di mister Wallardy, un arrogante possidente terriero che l’affascinante ragazza aveva ripulito al tavolo da gioco la sera prima del delitto. Lo Spirito con la Scure si reca a indagare sulle terre dell’allevatore, finendo quasi subito per scontrarsi con il suo losco soprastante, Rourke, e i mandriani ai suoi ordini.
Durante la notte Gambit viene fatta evadere da un uomo di Rourke, e ciò rafforza in Zagor la convinzione che la bella avventuriera sia stata incastrata proprio da Wallardy. Recatosi nuovamente al ranch, viene fatto prigioniero da Rourke e prima di liberarsi (e dare una sonora lezione sia a quest’ultimo che al suo datore di lavoro) riesce ad accertare che Wallardy è estraneo alla faccenda in cui Gambit è stata coinvolta: il ranchero che l’ha liberata, Fosbury, era infatti stato assunto solo pochi giorni prima.
Fuggito nella prateria, Zagor si imbatte in Gambit che gli rivela il motivo per cui Fosbury l’ha liberata: questi e Howland, il cui vero nome è Jack Chairs, avevano compiuto insieme una rapina e si erano separati. Dei due, chi doveva nascondere il bottino era Howland, per cui Fosbury era convinto che Gambit avesse ucciso il suo socio dopo essersi fatta dire il nascondiglio dell’oro. Dopo averla liberata ed aver scoperto che non ne sapeva nulla, l’aveva picchiata e abbandonata nella prateria.
Gambit viene catturata dagli uomini di Winnfield mentre Zagor parte alla ricerca di Fosbury; la sua intenzione è quella di portarlo dallo sceriffo, convinto che sia lui l’autore dell’omicidio di Howland: invece non è così e, purtroppo, in un tentativo di ribellione Fosbury rimane ucciso.
Nel frattempo Gambit, condannata a morte per un omicidio che non ha commesso, sale dignitosamente sul patibolo per essere impiccata, quando l’esecuzione viene fermata da uno sceriffo, Reiser, che porta con sé un prigioniero legato: Howland, l’uomo della cui morte è accusata Gambit, che può così tornare in libertà!
Ma cos’è successo? È Zagor a rivelare la verità. Howland aveva gettato l’oro in un lago con l’intenzione di tenerlo solo per sé; però sulle sue tracce c’era un cacciatore di taglie che egli era riuscito ad uccidere: sfigurandolo in viso lo aveva fatto passare per il suo cadavere addossando la colpa a Gambit, essendo così completamente libero di poter recuperare l’oro dato che tutti lo credevano morto!
Zagor aveva intuito tutto ciò ed era riuscito a catturare Howland, consegnandolo a Reiser e chiedendo il suo aiuto perché fermasse l’esecuzione dell’amica.

Storia di genere western/giallo intrigante e intricata, ma anche avventurosa ed avvincente dalla prima all’ultima pagina, nella quale il mistero tiene banco per tre quarti della stessa ed il colpevole viene svelato davvero solo al termine, con un colpo di scena finale degno delle migliori storie whodunit (Chi l’ha fatto?).
Nella narrazione di Moreno Burattini non ci sono incongruenze, vicende lasciate a metà o fatti inspiegati: tutto si riannoda alla perfezione. Peraltro il mistero, in questo caso, non appesantisce una trama scorrevole e soprattutto la spiegazione finale (per quanto “lunga”) non è pesante e superflua. Al contrario giunge doverosa e necessaria, quando la vicenda è praticamente conclusa e non va ad interferire con la parte più avventurosa del racconto, cioè la corsa di Zagor contro il tempo per salvare Gambit dall’impiccagione.
A mio parere Moreno è stato anche molto bravo nel “mischiare le carte”, offrendo una sequela di colpevoli/sospetti sempre plausibili: non appena ne viene scagionato uno, ne subentra un altro, in un crescendo di pathos, senza un attimo di respiro o momenti di “stanca”.
Il personaggio di Zagor è delineato ricolmo di forza, coraggio, furbizia, intelligenza. Insomma, un vero eroe! Per contro, Cico, pur protagonista di divertenti siparietti comici, viene relegato in prigione… Poco male comunque, giacché questa soluzione dà modo a Zagor di poter agire di nascosto e in perfetta autonomia per risolvere il mistero (non dimentichiamo che Moreno non è aduso a soluzioni di questo genere ed è sempre stato uno degli autori maggiormente “generosi” nei confronti del simpatico messicano).
Interessante, poi, come lo sceneggiatore presenta le situazioni “carcerarie” di Gambit e le sue riflessioni sulla situazione che sta vivendo… tratteggiando questo personaggio in piena conformità alla versione originale boselliana, ma rendendola addirittura più simpatica e femminile.
Per quanto concerne Giuseppe (Pino) Prisco – disegnatore di origini casertane, qui al suo esordio sulla serie mensile dopo il debutto nel 2007 sul Maxi Zagor n. 8 Uomini in guerra) – io sono del parere che sia uno dei migliori disegnatori della scuderia zagoriana. Bravo nel “raccontare”, nel cogliere le espressioni e far capire i sentimenti dei personaggi, nel rendere le scene di lotta. Anche nel delineare il personaggio di Gambit mi è sembrato completamente a suo agio: la scenda della ragazza che entra nel saloon e mozza il fiato a tutti gli avventori è da manuale!
Chiudo con un paio di curiose annotazioni: 1) all’inizio della storia il ladro di cavalli condannato alla forca canta una canzone: si tratta di The Willow Tree, una vecchia ballata inserita anche nel CD di Graziano Romani The King of Darkwood; 2) la presunta vittima di Gambit è molto somigliante al disegnatore zagoriano Gianni Sedioli: il vero nome di Howland è infatti Jack Chairs, la “traduzione” in inglese del nome e cognome del disegnatore romagnolo.


Ed ecco le consuete “osservazioni sulla storia” di Moreno Burattini tratte dalle pagine del Forum SCLS del 2009.

Ad un forumista che trovava strano il fatto che, all’inizio della storia, Zagor ascolta indifferente i commenti di un personaggio che gode nel vedere impiccata la gente, ma viene colpito emotivamente solo quando si parla della sua amica in pericolo, Moreno rispondeva così:

Il tizio a cui ti riferisci è, chiaramente, un vecchietto rimbambito. Zagor dà giustamente più importanza al nome di Gambit che alle sparate del nonnetto. Non mi sembra che Zagor avrebbe dato dimostrazione di eroicità prendendo a botte un pensionato rincitrullito. La gravità di ciò che uno dice va commisurata al suo grado di consapevolezza. Nel finale della storia, vedrai, il vecchietto si riabilita. Meglio sempre attendere i finali prima di giudicare”.


Ad un forumista che gli faceva i complimenti per la storia, pur avendone apprezzato di più la seconda parte rispetto alla prima, ed aveva anche apprezzato i disegni di Prisco, rispondeva:

Grazie per gli apprezzamenti, e riguardo al fatto che il primo albo possa esserti piaciuto meno del secondo, al di là dell’ovvia considerazione che molti giudizi si basano spesso, com’è giusto che sia, sul gusto e sulla sensibilità personale, direi che sia sempre meglio attendere il finale di ogni storia prima di tirare le somme! A volte gli inizi servono a gettare le basi e a presentare i personaggi, e possono sembrare pesanti, ma vanno visti in funzione del seguito (a volte però sono i finali a deludere le buone premesse offerte in partenza). Se guardi il primo albo della mia storia più apprezzata dai lettori, La palude dei forzati, vedrai che nelle prime 94 pagine lo Spirito con la Scure c’è davvero poco, ma mi poi il complesso della vicenda è stato giudicato dal sito uBC (di solito non di manica larga) con lo slogan, se non ricordo male, di "Zagor al cubo"!
Circa Prisco, mi meravigliano i commenti negativi che ho letto qua e là e posso comprendere le riserve di alcuni solo pensando che gli zagoriani sono i lettori più difficili da convincere ad accettare stili ed interpretazioni personali e diversi da quelli di Ferri. Prisco è il disegnatore che più realizza da vicino quello che ho in mente io quando penso una sequenza e cerco di visualizzarla descrivendola in una sceneggiatura. Quasi tutti i miei disegnatori fanno un buon lavoro, se non ottimo, ma dal punto di vista di aderenza a ciò che ho in mente io, Pino Prisco è quasi perfetto! Sembra a volte che mi legga nella mente, e non ho bisogno di fargli nessuno schizzo: bastano poche parole e ci capiamo al volo!”.

A chi gli domandava se l’origine del nome “Gambit” (che trovava sinistramente somigliante a “Trampy”) era legato al termine inglese che designa la mossa del “gambetto” (ossia offrire un pezzo senza la possibilità di riprenderlo subito), Moreno rispondeva:

Quando Boselli ha creato Gambit, le ha dato quel nome (o meglio, quel soprannome: il nome vero non lo sappiamo) pensando proprio al termine inglese che designa la mossa degli scacchi.
La somiglianza fra i soprannomi di Gambit e Trampy è più che altro una assonanza. Le lettere che formano "ambi" e "ampy" sono quasi identiche e la "p" e la "b" sono due labiali molto simili e interscambiabili (al Sud pronunciano "b" la lettera "p" di molte parole italiane).
Non so quanto tutto questo sia sinistro…”.

A chi aveva trovato eccessivo il fatto che Gambit fosse stata presa a calci in pancia, Moreno spiegava:

I pareri dei lettori sono sempre imprevedibili, o almeno io non riesco a prevederli. Difficile dunque stabilire che cosa travalichi il limite del buon gusto, così come capire bene ciò che potrebbe urtare la sensibilità di Tizio piuttosto che far addormentare per banalità e monotonia Sempronio. E' chiaro che se facciamo un fumetto d’avventura in cui compare un cattivo, il cattivo si caratterizza come tale perché fa cose cattive. Picchiare una donna è una cosa cattiva. Molto più cattiva che picchiare un uomo. Vederglielo fare in tre vignette (due schiaffi e un calcio) in un albo di 94 pagine "travalica il limite"? Forse (molto forse) lo sarebbe se l’intento fosse sadico e compiaciuto, ma l’intento è quello di indignare il lettore CONTRO la violenza sulle donne, non di incitare a compierla. Tant’è vero che chi è rimasto colpito dalla scena ha provato rabbia e indignazione verso il personaggio e quello che fa. Dunque lo scopo è stato raggiunto e la sequenza, anziché essere diseducativa, è addirittura didattica. Del resto ci sono decine di film drammatici in cui una donna esce dalle grinfie di un aguzzino ammaccata e pesta, e nello spettatore viene inculcato il sentimento della compartecipazione al suo dramma e si suscita l’attesa per un riscatto in cui il vile che si è accanito contro di lei verrà punito dagli uomini o dal destino (se non accade, come purtroppo non accade molte volte nella realtà, resta l’amarezza). Dopo aver visto quel che fa Fosbury, tutti (spero) si augurano che Zagor lo raggiunga e gli dia il fatto suo. Se non avessimo visto quel che ha fatto, la storia sarebbe stata più blanda e forse qualcuno si sarebbe lamentato della sua insipienza.
Aggiungo poi che molto del pathos che si prova nella breve scena del pestaggio è dovuto al talento di Prisco: se qualcuno è stato "male" nel vedere quel calcio è perché Pino l’ha disegnato con estrema efficacia, da grande interprete di sceneggiature qual’è”.


In risposta ad un paio di critiche su Gambit:

La prima, e davvero singolare, critica sostiene che Gambit non ha nessun ruolo di rilievo, che si limita a fare la fanciulla in pericolo e che, tutto sommato, potrebbe avere un altro nome ed essere un’altra persona e sarebbe stato lo stesso. Il che mi lascia molto perplesso, dato che nel primo albo Gambit ruba letteralmente la scena a Zagor ed è protagonista di un lungo flashback (tanto lungo che avrei immaginato proteste per questo). Non solo: in questo flashback la ragazza domina la ribalta e dimostra fascino e carattere, tiene in pugno gli uomini e si comporta da gambler e da avventuriera: come si può sostenere che una donna qualunque avrebbe potuto fare altrettanto al suo posto? Quel che fa Gambit nel saloon di Winnfield è qualcosa che soltanto lei, tra i personaggi femminili della saga di Zagor, potrebbe fare. E anche nel secondo albo, la scena in cui lei decide, con un atto di coraggio, di consegnarsi allo sceriffo per lasciar fuggire Zagor, gettandosi da cavallo, mi pare assolutamente in linea con le sue caratteristiche e non facilmente attribuibile a una fanciulla qualunque.
La seconda obiezione, ancora più insolita, riguarda il comportamento sessuale dell’eroina (non sono sicuro di aver letto niente del genere su questo forum, ma altrove sì). Secondo alcuni, Gambit si sarebbe comportata, per usare un eufemismo, come una ragazza facile e questo la scredita e la rende indegna di Zagor. Ora, non è sul numero di partner sessuali adulti e consenzienti che si giudica una persona (al limite la si invidia), perché altrimenti dovremmo avere disgusto verso Oscar Wilde o George Simenon o per centinaia di altri grandi che io personalmente vorrei invece frequentare tutti i giorni: ognuno segua la dieta che vuole e io valuterò la dignità della sua compagnia piuttosto dalla profondità del suo pensiero o dal suo talento artistico, dalla sua sensibilità emotiva, dalla sua umanità. Non ci sono dunque comportamenti "facili" o "bigotti" ma persone belle o brutte indipendentemente dal numero di fidanzati o fidanzate (e dal loro assortimento). Ma a parte tutto ciò (e accetto tranquillamente che su quanto detto finora si possa non essere d'accordo) nella storia che ho scritto non c’è nessuna particolare disinibizione sessuale di Gambit. La vediamo solo baciarsi con un uomo. Dico "un" (uno solo) uomo. Potrebbe essere il primo dopo tre anni di astinenza. E questo senza neppure essere impegnata con un altro, e men che mai senza avere obblighi di fedeltà verso Zagor, con cui si è lasciata senza promesse e che non sa che rivedrà. Sarebbe assurdo che una ragazza che ha avuto una fugace love story con lo Spirito con la Scure debba poi per tutta la vita mantenersi casa vivendo nel ricordo di quell’episodio. Chi potrebbe pretenderlo? Gambit sarà una donna normale e sarà attratta da chi le piace e bacerà, se lo ritiene, un uomo affascinante. Peraltro, se oltre il bacio ci sia stato qualcos’altro nei primi due albi non è dato di saperlo, dunque perché scandalizzarsi?
Viva le ragazze che baciano. :-)”.

Ad un altro forumista che criticava il fatto che Zagor, in compagnia di una bella donna come Gambit, anziché avventurarsi in romantici discorsi sul senso della vita e dell’amore o più semplicemente “provandoci”, sciorina invece i dettagli del nuovo giallo appena risolto, Moreno Burattini obiettava:

Ecco, riflettendo su tutto questo nella prospettiva di evitare in futuro di fare degli sbagli, mi chiedo dove io abbia commesso degli errori. Mi attengo al testo della domanda riportato sopra, e di conseguenza deduco logicamente che Zagor non avrebbe dovuto, nel finale della storia in questione, dare spiegazioni su quanto di abbastanza incredibile era appena successo. Dunque, secondo il mio critico, a rigor di ragionamento, io avrei dovuto invece:
1) non spiegare niente e lasciare che il lettore deduca tutto da sé (forse ci sono dei gialli in cui alla fine si indica il colpevole senza dire come e perché, ma se non ci sono avrei dovuto inaugurare io la nuova moda);
2) far condurre Gambit da Zagor in camporella e immediatamente esigere da lei una ricompensa in natura per il salvataggio del collo (senza darle neppure il tempo di riprendersi dopo aver visto la morte in faccia);
3) non rispondere neppure alle domande che Gambit gli fa perché gli ricapitoli l’accaduto dopo che i due si erano lasciati in circostanze abbastanza movimentate (abbasso le donne che fanno troppe domande, meglio tappare subito loro la bocca);
4) oppure, in alternativa, avventurarsi "in romantici discorsi sul senso della vita e dell’amore", evidentemente preferibili a qualunque spiegazione sull’accaduto.
Ora, è chiaro che l’antispiegazionismo è, più che un partito preso, un astio così viscerale da annebbiare la serena visione delle cose, però che non si sopportino neppure dieci pagine di chiarimenti del mistero (dieci pagine a mio parere abbastanza vivaci, movimentate, piene di sorprese e di rivelazioni) dopo oltre duecento tavole di dramma e avventura, mi sembra davvero il colmo. Senza contare che poi lasciare i lettori senza spiegazioni avrebbe provocato, giustamente, una rivolta in chi si era appassionato al caso e dunque quelle agili spiegazioni erano assolutamente necessarie (ma, ripeto, sono orgoglioso di essere riuscite a darle in un modo così poco pesante - se mi è consentito una volta tanto lodarmi da solo, a rischio di imbrodarmi).
Peraltro, chi dice che Zagor non abbia dato le sue spiegazioni DOPO aver consumato con Gambit una qualche ora di intimità, e cioè DOPO averci provato? Noi ritroviamo i due sulla collina e vediamo lei molto soddisfatta, senza sapere quel che c’è stato prima (né quel che ci sarà dopo).
Nella tradizione zagoriana, purtroppo o per fortuna, certe scene sono date per sottintese”.

A chi si lamentava di 14 (a suo parere inutili e deliranti) pagine di “spiegazione” finale, osservava che Burattini fosse un misogino per come aveva trattato Gambit e avrebbe fatto liberare quest’ultima e Cico facendo prendere a pugni da Zagor lo sceriffo senza stare ad indagare, Moreno replicava energicamente così:

Dunque, se il mio abituale stato di delirio mi consente ogni tanto una qualche capacità di ragionamento, e se questa è una di quelle rare occasioni, dovrei accettare che quattordici pagine di inutili spiegazioni siano il record mondiale della categoria. Ora, le tavole in realtà sono dodici, a mio avviso anche piuttosto agili e movimentate (ne sono soddisfatto a dispetto di chiunque), e più che spiegazioni a me sembrano scene in flashback con resoconti di fatti avvenuti in passato in cui c’è poco da spiegare e molto da vedere: ma perché sarebbero "inutili"? Dunque noi dovremmo in questa storia vedere ricomparire un personaggio creduto morto e non dire il perché e il percome? Ricompare Howland, e immagino che qualcuno si sarà chiesto: com’è possibile? Ecco, secondo i miei detrattori a questo qualcuno io avrei dovuto rispondere: ricompare punto e basta, capiscilo da solo.
A me pare questo, il delirio.
Mi si dovrebbe spiegare qual è la cosa inutile. E' inutile far vedere che c’era un bounty killer sulle tracce di Howland? E' inutile spiegare che era stato rasato? E' inutile far vedere dov’erano state nascoste le casse? Quale spiegazione era superflua e inutile?
Pare di capire che forse era inutile la spiegazione sul sonnifero. Quindi non avrei dovuto scrivere che ce n’è negli alberghi "a disposizione dei clienti che soffrono d’insonnia". Questo non avrei dovuto dire. Otto parole, secondo il mio detrattore, inutili. Otto parole che mi sono però servite per pararmi le obiezioni dei tanti che avrebbero potuto obiettare: "dove si è procurato Howland il sonnifero? Possibile che l’avesse con sé?". Se non avessi scritto quelle otto parole, sarebbero sorte ottocento obiezioni. Mi pare dunque che quelle parole fossero utili. E se anche uno non le volesse considerare utili, sarebbero otto parole in una storia di oltre duecento tavole. Sono proprio intollerabili? E soprattutto, sono un "delirio"? Mah.
Poi, ecco addirittura l’accusa di misoginia perché faccio mettere Gambit in prigione e la faccio picchiare. Ora, alle accuse sulla scena della violenza ho già risposto e non voglio ripetermi. Ma quelle sulla prigionia mi lasciano davvero di stucco. Posso ricordare almeno la scena di Virginia prigioniera di Wong Lot nella storia del Sigillo dell’Imperatore? La vediamo prima prigioniera poi legata, sbatacchiata, seminuda e in procinto di essere gettata in pasto agli squali. Ed erano Nolitta e Ferri.
Infine, ecco la proposta geniale: secondo il mio critico, Zagor avrebbe dovuto cercare di liberare Cico e Gambit prendendo a pugni lo sceriffo, invece di fare indagini. Mi chiedo se l’amico lettore abbia letto davvero la storia che commenta. Zagor arriva in paese e la notte stessa, prima ancora di poter entrare in azione in qualche modo (magari anche decidendo di far evadere Gambit se non si fossero trovati altri sistemi migliori), la ragazza viene RAPITA. E Zagor si mette SUBITO sulle tracce del suo rapitore! Quindi, cerca di liberarla esattamente come mi viene richiesto. Quando perde le tracce del rapitore, va al ranch di mister Wallardy perché ha riconosciuto nel rapitore un cowboy di quella fattoria. Visto che il rapitore non è lì, torna a cercarlo altrove. Quando ritrova Gambit, cerca di portarla via dallo sceriffo proprio come vorrebbe il mio critico, ed è la ragazza stessa a riconsegnarsi alle autorità chiedendogli di cercare il vero assassino (che sembra, a quel punto, essere il rapitore stesso, per cui non c’è bisogno di indagare, basta solo correre ad acchiapparlo, cosa che il nostro eroe prontamente fa). Zagor non fa nessuna indagine. Non c’è nessun "giallo" nel senso della detection tradizionale, non ci sono interrogatori di testimoni, non ci sono autopsie, non ci sono RIS, non ci sono salotti in cui si radunano i colpevoli. A me i gialli alla Agatha Christie piacciono, e non credo, pur delirante, di essere l’unico. Però QUESTO non è un giallo alla Agatha Christie, è un fumetto western dalla prima all'ultima pagina. Non ci sono spiegazioni inutili, ma solo flashback funzionali alla storia”.

Infine, Moreno Burattini così rispondeva ad un forumista che riteneva molto bella la frase pronunciata da Gambit al capestro:

Lo penso anch’io. E la scena del capestro è stata quella da cui sono partito per costruire tutta la storia. L’idea di base è nata da lì: Gambit che sta per essere impiccata, dice una frase commovente con una furtiva lacrima che scorre su una guancia, e Zagor arriva portando le prove della sua innocenza (uno spunto, come si vede, del tutto western). A questo punto sono stato folgorato dall’idea che l’unica vera prova di innocenza che si dimostra immediatamente senza spiegazioni è far vedere a tutti che la presunta vittima è in realtà viva (dunque sono partito con l’intento di evitare le spiegazioni). Queste riflessioni hanno messo in moto il resto delle faticose elucubrazioni necessarie perché tutto tornasse. E questo spiega perché ho scelto, dopo aver a lungo meditato, di non mostrare in "diretta" la cattura di Howland da parte di Zagor: volevo la sorpresa di tutti sulla pubblica piazza”.

martedì 18 luglio 2017

Istantanee… zagoriane (06.07.17 e 12.07.17)


Nelle scorse settimane ho avuto occasione di incontrare
diversi personaggi legati al mondo di Zagor,
sia in ambito redazionale sia “fuori sede”.
Sebbene sprovvisto della mia fidata macchina fotografica,
ho comunque scattato delle foto con il cellulare.

Innanzitutto, la sera del 6 luglio ho partecipato
alla presentazione del libro di Antonio Zamberletti
(noto sceneggiatore zagoriano e romanziere)

Cascina Smorta” che ha avuto luogo presso la libreria
Area Libri di Seregno.


È stata una serata piacevolissima,
con una libraia/presentatrice molto preparata
che ha saputo veramente appassionare il pubblico
alla lettura di questo libro che non ho potuto fare a meno di acquistare.

Cascina Smorta” è veramente bello ed intrigante
e ne consiglio la lettura a tutti voi.

Questa sono le foto che ho scattato durante la serata:







Il 12 luglio, invece, sono passato in redazione a fare gli auguri di buone vacanze
ed ecco le foto che ho scattato al volo:

Selfie con Moreno Burattini

Selfie con Giorgio Giusfredi e Stefano Biglia

Roberto Piere, Tino Adamo e Sergio Masperi



Le bozze di lavorazione del n. 203 della CSAC


Le bozze di lavorazione del n. 204 della CSAC


Quattro tavole (non ancora definitive) della storia
che vede il ritorno di Winter Snake
di Joevito Nuccio (il quale, purtroppo, è ancora ben
lontano dalla conclusione…)


E chiudo con le prime tavole di una storiasceneggiata da Giovanni Eccher
e disegnata da Max Bertolini che apparirà sul secondo
Maxi antologico della serie "I racconti di Darkwood"



giovedì 13 luglio 2017

Zagor Collezione Storica a Colori: I vampiri della Louisiana (ZCSC197)


          Il centonovantasettesimo numero in edicola oggi contiene la conclusione dell’avventura di Zagor contro Mortimer, nonché la prima parte della storia “Le nere ali della notte”.


LE NERE ALI DELLA NOTTE

Zagor e Cico ritornano in America dopo lo scontro con Mortimer ad Haiti e approdano a New Orleans, dove si uniscono al loro amico capitano Alec Wallace (l’ufficiale di cui si era innamorata la vampira Ylenia Varga nella storia La dea della luna – nn. 429/430) e al suo equipaggio, per dare la caccia all’imprendibile contrabbandiere Le Loup. A bordo della fregata inglese, i nostri amici partono per le paludi della costa, alla ricerca del covo del contrabbandiere e del suo esercito di mercenari.
Ma molti sono i pericoli che si annidano tra le paludi della Louisiana: gli spietati mercenari del contrabbadiere, gli indiani ribelli di Scudo Nero, e soprattutto i vampiri della contessa Varga! Ylenia infatti vuole riprendersi il suo amore Wallace ed è ben decisa a uccidere chiunque le si opporrà.
Questa si allea con Le Loup per combattere contro Zagor e gli inglesi, così Ylenia avrà Wallace e il contrabbandiere si libererà dei suoi avversari di sempre. La vampira riesce nel suo intento mentre Le Loup prende il controllo della Glory, la fregata inglese. Poi, cambiando le carte in tavola, cattura Ylenia e, minacciandola di uccidere Wallace, le impone di mandare i suoi vampiri a uccidere Scudo Nero: una volta eliminato il capo indiano, Le Loup potrà prendere per sé l’oro dei conquistadores custodito dai Natchez.
Nel frattempo Zagor salva la vita a Scudo Nero attaccato dai vampiri e, grazie all’intervento di Wackopi, un altro capo Natchez, riuniscono tutte le tribù della zona contro i contrabbandieri.
Quando Zagor con i militari inglesi riesce a reimpossessarsi della Glory e a liberare il capitano Wallace, Ylenia invia uno stormo di pipistrelli che distraggono i contrabbandieri e i Natchez riescono a salire in massa sulla loro nave.
Le Loup uccide in duello Scudo Nero solo per essere a sua volta fatto fuori da Zagor, non prima però di avere ferito mortalmente Wallace! Ylenia potrebbe ancora salvare Wallace trasformandolo in un non-morto come lei, ma rendendolo per sempre un dannato. Alla fine l’amore prevale sull’egoismo e la vampira, rispettando la volontà dell’amato, lo lascia morire.
Ylenia scompare nella notte e torna a New Orleans: in futuro sentiremo ancora parlare di lei…

Torna l’affascinante vampira Ylenia Varga, in un’avventura corale magistralmente orchestrata da Jacopo Rauch e disegnata da Raffaele della Monica (ormai divenuto a pieno titolo l’illustratore zagoriano delle storie di vampiri).
La storia è ricca di azione e si dipana attraverso diverse trame e sottotrame (i marinai inglesi e il capitano Wallace; i contrabbandieri di Le Loup, un villain di grande spessore; Ylenia Varga e i suoi vampiri; il trafficante senza scrupoli Ortega; la banda di feroci rapinatori di Chien Noir; i Natchez ribelli di Scudo Nero e quelli fedeli a Wackopi; i predoni Tonkawa…).
Molteplici gli scontri a fuoco e all’arma bianca, che rendono la narrazione incalzante; inoltre, le scene d’azione e quelle puramente avventurose si intersecano alla perfezione con quelle più marcatamente horror: Jacopo Rauch è veramente bravo nel dosare questi due elementi (avventura e soprannaturale) per dare vita a una trama scorrevole e ricca di momenti da brivido. Ma Rauch non dimentica nemmeno l’elemento comico dato da Cico (vedi l’episodio della “barriera difensiva” di croci e altre gags che, pur nella loro semplicità ed immediatezza, mi hanno strappato una sincera risata!).
Particolarmente belli sono, poi, alcuni momenti della narrazione: il crescente “legame mentale” di Ylenia e Wallace; la decisione finale della vampira; l’attacco della “Colubrina” ad opera dei pipistrelli; il salvataggio di Scudo Nero da parte di Zagor; l’incontro con i Natchez; l’attacco al castillo; la tavola conclusiva.
Ma la protagonista indiscussa della storia è indubbiamente Ylenia la vampira, una vera e propria regina della notte il cui dilemma amore-altruismo è il cuore della vicenda.
Il suo animo tormentato è splendidamente interpretato dallo sceneggiatore, che alla fine le fa compiere la scelta giusta: lasciare per sempre la sua “preda”, in un atto d’amore che dimostra quanto sia ancora profondamente umana pur essendo una creatura dell’oscurità.
Belli i disegni di Della Monica, che caratterizza molto bene tutti i numerosi personaggi, rendendoli inconfondibili (requisito importantissimo in una storia corale come questa).

giovedì 6 luglio 2017

Zagor Collezione Storica a Colori: Mortimer! (ZCSC196)


         Il centonovataseiesimo numero in edicola oggi contiene la maggior parte dell’avventura di Zagor contro Mortimer a Caraibi.


ZAGOR CONTRO MORTIMER

Dopo l’avventura contro Stephan e Haggoth, Zagor fa ritorno a Darkwood ma ecco riapparire un altro dei suoi più pericolosi avversari: il diabolico Mortimer! Il criminale, da autentico genio del crimine, ha tessuto una nuova, inesorabile trama: Cico è scomparso e sembra essersi imbarcato, di sua volontà, su una nave diretta ai Tropici (in realtà è caduto vittima dell’inganno di un complice di Mortimer, Jonathan Clark).
Zagor non accetta la scelta dell’amico e lo raggiunge appena in tempo per ritrovarsi prigioniero con lui a bordo di una nave in viaggio verso Haiti. Nel frattempo, sull’isola, il diabolico Mortimer, sempre accompagnato dalla bellissima Sybil, ordendo un incredibile complotto in cui è coinvolto anche l’egiziano Hammad (vecchia conoscenza dello Spirito con la Scure) e con l’intento di portare a compimento una vendetta più volte rimandata, è riuscito a far giungere Zagor e Cico ad Haiti, nel cuore dei Caraibi, per renderli involontari complici di un suo clamoroso piano: impossessarsi di 50 milioni di franchi, prima rata che il governo haitiano deve pagare per il riconoscimento dell’indipendenza dalla Francia, e far ricadere la colpa sui nostri due eroi!
Mortimer riesce a conquistare la fiducia di Hammad, che è l’intermediario e il garante dei pagamenti tra il governo haitiano e i soldati francesi, riuscendo così a conoscere tutti i particolari dell’operazione; si assicura poi la complicità di Bertrand Duvalier, stimato funzionario del governo, che permette a Mortimer di rubare l’oro e poi afferma che le casse sono state portate via da due uomini in divisa francese facilmente identificabili in Zagor e Cico (che vengono tenuti prigionieri in una capanna e sono stati vestiti da soldati francesi con l’intenzione di “darli in pasto” alle autorità haitiane).
Niente sembra poter ostacolare questo implacabile meccanismo a orologeria messo in atto dal genio del crimine, tanto che questi non resiste dal presentarsi a Zagor e Cico svelando loro di essere il responsabile dell’intero complotto. Ma poco prima dell’arrivo dei soldati, entra in scena Guedé Danseur che penetra nella capanna e libera gli amici di vecchia data.
Lo Spirito con la Scure, a questo punto, intende a tutti i costi sventare l’infernale macchinazione del genio del crimine riaprendo, così, una partita che sembrerebbe ormai chiusa. Così, il giorno successivo, Zagor, Cico e Guedé Danseur penetrano nella villa di Hammad e gli spiegano la situazione.
Grazie alle indicazioni di quest’ultimo, Zagor si getta alla caccia di Mortimer e dopo alcune rocambolesche avventure raggiunge l’imbarcazione approntata da Mortimer per la fuga con l’oro solo per scoprire che costui (insieme a Sybil e Duvalier) ha fatto prigionieri Cico e Hammad!
Zagor viene legato e disarmato e l’imbarcazione prende il largo: Mortimer vuole uccidere i tre avversari gettandoli in pasto agli squali. Il primo ad essere buttato in acqua è Hammad, ma Zagor riesce a liberarsi e getta a sua volta fuori bordo Mortimer, per poi tuffarsi in aiuto dell’egiziano. Sybil, nel tentativo di salvare Mortimer, precipita anche lei in acqua e viene divorata sotto gli occhi esterrefatti di tutti, in particolare quelli di Mortimer che viene sommerso dai flutti, scomparendo alla vista mentre Zagor e Hammad riescono a risalire a bordo.
Zagor e Cico vengono completamente scagionati sia dalla testimonianza di Hammad che dalla confessione di Duvalier ed i 50 milioni in oro vengono recuperati dal governo haitiano.
Su una spiaggia deserta, vediamo il sopravvissuto Mortimer ora ancora più motivato nel suo odio contro Zagor...

Bellissima storia burattiniana che sposta l’azione dalle foreste di Darkwood agli scenari tropicali dei Caraibi e che vede il ritorno di quattro importanti personaggi zagoriani: lo spietato trasformista, ladro e assassino Mortimer; la sua compagna Sybil; Hammad l’Egiziano (indimenticato e sventurato commerciante di Port-Au-Prince); e Guedé Danseur (simpatico stregone-ballerino). I primi due li avevamo lasciati alla fine della storia La trama del ragno (nn. 459/461) mentre si imbarcavano per i Caraibi dopo lo scontro vittorioso con il Tessitore; gli altri erano stati conosciuti da Zagor e Cico nelle avventure Vudù e Oceano (nn. 93/99).
Questo quarto scontro di Zagor con Mortimer, supportato da un soggetto stimolante, un’ambientazione suggestiva e una trama intricata ma lineare, rende di fatto questo avversario una vera e propria nuova nemesi dello Spirito con la Scure, al pari di personaggi del calibro di Hellingen e il vampiro Bela Rakosi.
L’estensione della storia, lunga 338 pagine, consente a Moreno Burattini di dividere la medesima in due parti: la prima, di ambientazione tipicamente “darkwoodiana”, incentrata sull’inseguimento di Zagor alla ricerca di Cico, la seconda, dopo il viaggio in nave, trova il suo palcoscenico nelle esotiche atmosfere di Haiti.
Nella prima parte lo sceneggiatore utilizza abilmente diversi elementi del passato di Zagor e Cico: il sombrero, il ricordo delle avventure con gli akkroniani, con il mostro del Dark Canal e con il vampiro, il flashback di Zagor racconta…, le citazioni di luoghi cari alla memoria degli zagoriani come Pleasant Point, Union Town, La Taverna del Gufo e Norkfolk.
Inoltre Burattini connota di forti elementi introspettivi il personaggio di Zagor che, nella relativa solitudine del suo viaggio, a causa della lettera lasciatagli da Cico è portato a riflettere sul loro rapporto, in una sorta di esame di coscienza nel quale - amaramente - deve anche riconoscere di non essere sempre stato all’altezza del suo “ruolo” di amico.
L’incontro chiarificatore con Cico fa da apripista alla seconda parte dell’avventura, ambientata su Haiti. Anche qui il concetto di amicizia, tratteggiato nelle sue diverse sfaccettature, la fa da padrone. Zagor infatti incrocia ancora la sua strada prima con Guedè Danseur e poi con Hammad, due grandi “alleati” del passato che si riconfermano tali.
C’è poi l’incontro/scontro con (il logorroico) Mortimer, che riconferma in pieno la natura di genio del crimine di costui (come in passato è particolarmente elaborato il piano delittuoso che ha concepito, teso questa volta ad impadronirsi dell’oro haitiano e nel contempo vendicarsi di Zagor e Cico facendo ricadere la colpa del misfatto su di loro) ma al quale lo Spirito con la Scure riesce ancora una volta a tenere testa sia con le sue capacità “deduttive” sia con la sua “fisicità”.
Si dice che l’amicizia e l’amore vincono sempre, ma in questa storia solo per la prima c’è un lieto fine: in un finale concitatissimo e carico di pathos e di tensione, Zagor si tuffa per salvare l’amico Hammad e riesce nel suo intento, mentre Sybil cerca disperatamente di aiutare l’amato Mortimer, ma il tentativo le risulta fatale.
Ciò renderà Mortimer ancora più assetato di vendetta nei confronti di Zagor, come ben sanno coloro che seguono le avventure più recenti… ma questa, come si suol dire, è un’altra storia!
Per quanto concerne i disegni, devo dire che siamo di fronte a un’ottima prova di Marco Verni, qui alla sua terza apparizione sulla serie regolare, che con il suo tratto chiaro e pulito conferisce linearità grafica a tutta la storia.

Concludo riportando come al solito alcuni interventi di Moreno Burattini postati sul Forum SCLS nel 2009, durante la pubblicazione della storia nelle edicole.


Ad un forumista che gli chiedeva come mai non fosse stato utilizzato, per nessuno dei quattro albi in cui era originariamente comparsa la storia, il titolo “Caraibi” (apparso anche in un’illustrazione di Marco Verni distribuita nelle fiere del fumetto alla quale si era ispirato Gallieno Ferri per la cover del n. 523), Moreno Burattini rispondeva:

Caraibi era il titolo di lavorazione della storia. Ovviamente, dovendo poi dividere la storia su quattro albi, sono serviti quattro titoli. Uno avrebbe benissimo potuto essere quello. Io l’ho proposto, insieme ad altri, tra cui appunto Tropico del Nord e, se non ricordo male, Ritorno ad Haiti. Ha vinto (a giudizio di Canzio), Tropico del Nord, forse perché più evocativo e avventuroso (Caraibi magari poteva suggerire a qualcuno più l’idea di vacanze esotiche che di una storia di avventura). Io li trovo buoni tutti e tre”.

A chi gli domandava se, quando aveva sceneggiato il ritorno di Robert Gray non avesse, forse inconsciamente, dato a quest’ultimo qualche reminiscenza della personalità di Mortimer, Moreno rispondeva:

Ho pensato a questa eventualità solo a posteriori (alla possibilità di un confronto fra Mortimer e Robert Gray, cioè). In realtà, scrivendo il ritorno di Gray mi era sembrato solo di proseguire la caratterizzazione già ben delineata dal precedente sceneggiatore, e mi sembrava che l’elemento su cui giocare fossero i gadget tecnologici, cosa del tutto estranea a Mortimer (a meno di non voler considerare gadget tecnologico il bastone animato).
Riflettendoci a storia scritta, mi è parso di poter escludere un eccesso di sovrapponibilità dato che Gray è sostanzialmente un folle in cerca di vendetta, un sadico, quasi un nazista ante-litteram (l’incidente in cui perde le mani nasce, seppur non direttamente, dal suo intento di sperimentare delle armi innovative su cavie umane). La sua genialità è patologica come lo è il talento matematico di un autistico. Mortimer, direi, non ha punti in comune da questo punto di vista”.

Alla domanda se, quando aveva creato Mortimer, Burattini avesse voluto fare una specie di omaggio a Diabolik (guarda caso, il cognome di Sybil è lo stesso di Eva), rispondeva:

No, creando Mortimer in realtà non pensavo (ancora) a Diabolik. Il fatto di aver dato il cognome di Kant alla bella Sybil è, infatti, una strizzatina d’occhio inserita nella seconda o addirittura nella terza avventura (non ricordo più). Peraltro, con Diabolik ci sono più differenze che somiglianze: Mortimer non ha particolari doti atletiche, non si interessa di gioielli di famiglia, non usa particolari congegni tecnologici, non ha un modus operandi basato sulla sostituzione di particolari persone nel loro ambiente e sul fatto di farsi scambiare per loro avendone imitato l’aspetto alla perfezione, ha agito in città solo in un’occasione, non è un monomaniaco del crimine ma uno che usa il suo talento per fare la bella vita, è molto più machiavellico di Diabolik nella messa a punto dei suoi piani, la sua vita si "evolve" sulla base degli eventi che attraversa, eccetera.
Chiamando Sybil con il cognome di Kant ho fatto un ammiccamento a Diabolik, ma tutto lì, perché poi penso che Mortimer possa considerarsi un bel signore colto ed elegante, e Diabolik invece un funambolo o un trasformista e dunque qualcosa di diverso.
Mortimer, secondo me, è tutto sommato abbastanza originale nelle sue caratteristiche soprattutto in un contesto zagoriano, dato che i tradizionali avversari dello Spirito con la Scure sono del tutto diversi da lui.
Tuttavia, ci sono state delle fonti di ispirazione, sfruttate però per dare vita a un personaggio "altro" e differente. Si tratta dei personaggi del "Sordo" (il nemico ricorrente nei romanzi dell’87° Distretto di Ed McBain) e di Edward Pierce, criminale veramente esistito e protagonista del romanzo "La prima grande rapina al treno" di Michael Chricton (a entrambi va il mio ammirato ricordo). Ovviamente, si tratta di letture consigliatissime a tutti.
Vorrei anche aggiungere questa considerazione. Nell’ultima storia, ancora in corso di pubblicazione, Mortimer segna un ulteriore distacco da Diabolik. Infatti, mentre il criminale in calzamaglia nera vive e agisce in una dimensione geografica e temporale al di fuori della realtà e puramente convenzionale, Mortimer si trova perfettamente calato in un contesto storico reale e in un preciso ambito geografico, trovandosi anzi a interagire con avvenimenti realmente accaduti, come quello del pagamento dei centocinquanta milioni di franchi in oro versati da Haiti alla Francia in cambio del riconoscimento dell’indipendenza (prima repubblica nera della Storia). A questo proposito, resto di stucco nel leggere i commenti di chi si lamenta, incredibilmente, del fatto che, nell’avventura haitiana, Haiti non venga fuori, che tutto sommato l’avventura avrebbe potuto svolgersi dovunque, che non c’è il vudu, eccetera. Mah. Non vedo come in qualunque altro luogo Mortimer avrebbe potuto fare un colpo come quello messo a segno a Port-au-Prince. Addirittura, Haiti viene tanto fuori che, sfidando imperterrito e a testa alta ogni possibile accusa di spiegazionismo, mi sono persino dilungato nel raccontare la storia dell’indipendenza haitiana, mostrando i volti dei protagonisti, accennando agli addentellati storici con l’imperialismo e perfino tirando in ballo Simon Bolivar, trovando documentazione sulle divise dei soldati francesi e su quelle degli haitiani, accennando ai bucanieri e mettendo in scena preghiere agli dei del mare, gli squali, l’oceano e addirittura le onde anomale. Uno sforzo incredibile per contestualizzare un’avventura in un tempo e in un luogo preciso. Risultato: leggo che Haiti non c’è e che l’avventura avrebbe potuto svolgersi in "qualsiasi altro luogo". Certo, infatti a Darkwood è comune vedere soldati francesi e pescecani. Peraltro, davvero si può credere che parlare del vudu e degli zombi sia rendere più fedelmente Haiti che raccontare le vicende dell’indipendenza dell’isola? Posso dire che quando mi sono proposto di "haitianizzare" la mia storia, ho volutamente cercato di fuggire dalla banalità stereotipata degli zombi e del tesori dei pirati: cose senza dubbio affascinanti, ma già viste proprio su Zagor. Quando ho chiesto a Mortimer che cosa avesse in mente di fare nei Caraibi e lui mi ha sfidato a scoprirlo, io gli ho subito detto: sono sicuro che non pensi di trafugare l’oro di un galeone sommerso. E lui ha sorriso dicendo: già, proprio no”.

Alla domanda se Moreno Burattini avesse già previsto, all’epoca del finale di Zagor contro il Tessitore, che il successivo ritorno di Mortimer sarebbe avvenuto ad Haiti, con la partecipazione di Hammad e tutto il resto, così rispondeva:

Già a partire dalla metà del XIX secolo i Caraibi cominciarono a essere oggetto di viaggi di piacere, o per cura, o per residenze stagionali.
La nuova fase iniziò quando la classe abbiente nordamericana cominciò a cercare regioni dal clima piacevole dove rilassarsi con vacanze salutari. Alla fine del secolo, la Florida ebbe il suo momento di massima notorietà come meta turistica e le Bahamas ne godettero il successo di riflesso.
Lo stesso, del resto, potrebbe dirsi dei Mari del Sud, e uno dei più grandi scrittori dell’Ottocento, Robert Louis Stevenson non a caso è nato a Edimburgo ma è morto a Samoa, dove si era trasferito.
In ogni caso Mortimer non vuole andare "in vacanza", vuole momentaneamente cambiare aria (e soprattutto ne ha bisogno Sybil, reduce da mesi di prigione e varie settimane di sequestro da parte del Tessitore), e sicuramente Cuba e Nassau si prestano.
Una volta che ho appreso da Mortimer stesso (perché Mortimer è un personaggio, come ho detto altre volte, che si scrive i testi da solo) che si sarebbe trasferito nei Caraibi, ho subito pensato: uno come lui non sta certo tranquillo a prendere il sole. Ho immediatamente immaginato che Mortimer si sarebbe messo a cercare l’occasione per un colpo. Ho pensato che sarebbe stato troppo banale immaginare qualcosa di legato ai galeoni spagnoli (che del resto avevano già ispirato Capitan Serpente). Allora ho aspettato che il diabolico criminale mi rivelasse le sue intenzioni.
Quando ho chiuso la storia con il Tessitore e ho spedito Mortimer a Nassau sapevo già che nella storia successiva ci sarebbe stato un colpo ai Caraibi e che Zagor sarebbe stato attirato in l: era anche ora che gli scontri fra i due trovasseto nuovi scenari. Non sapevo ancora che il colpo avrebbe riguardato la storia di Haiti e una nave francese, non sapevo che sarebbe tornato Hammad. Ci ho pensato dopo
”.

Ad un forumista che gli domandava quanto “sofferta” fosse stata la decisione dell’eliminazione di Sybil e si fosse prospettato le eventuali reazioni dei lettori, Moreno rispondeva:

Lo scopo di ogni personaggio è quello di dare emozioni al lettore. Nessun personaggio, in teoria, nasce per far restare indifferente o annoiare i lettori.
Tutti devono, o dovrebbero, avere una funzione nel racconto e alla fine contribuire alla riuscita del medesimo. In questa ottica, se la morte di un personaggio serve al massimo successo di una storia, l’autore ha il dovere di farlo morire.
Quando mi è balzata agli occhi l’evidenza che la morte di Sybil avrebbe rinvigorito e reso più interessante Mortimer (il cui ritorno, secondo me, dovrebbe essere ogni volta più interessante e non un qualcosa di prevedibile e scontato), ho detto: va bene.
E per primo ho shockato Marco Verni che non se lo aspettava. Quanto alle reazioni dei lettori, almeno riguardo a questo sono state esattamente quello che mi auguravo”.

A chi si era lamentato del fatto che il personaggio di Guedè Danseur rivestiva il ruolo di una mera comparsa, la cui unica azione di rilievo era quella di liberare Zagor e Cico prigionieri di Mortimer, lo sceneggiatore chiariva:

Nella sua prima apparizione, nell’ambito di una storia TUTTA ambientata ad Haiti di ben 253 tavole, Guedè Danseur compare in circa 60 pagine.
In questa sua seconda apparizione, dove le tavole ambientate ad Haiti sono soltanto, più o meno, 180, Guedè Danseur compare in circa 40 pagine.
Mi pare che non ci sia poi tutta questa differenza.
Questo per quanto riguarda la quantità.
Circa la qualità, fermi restando il talento e il primato di Nolitta, nella mia storia Guedè è risolutivo perché, di sua iniziativa e per suo acume, interviene e libera Zagor in un momento crucialissimo, e poi lo guida fino a casa di Hammad attraverso un percorso irto di sentinelle: non mi pare che proprio si possa definire un elemento senza importanza.
Per non parlare dei suoi siparietti comici e dei botta e risposta con Cico.
Né si può dire che nella storia di Nolitta sia esattamente lui il protagonista, è un personaggio utile perché Zagor venga a capo della situazione, ma poi il cattivo è O’Keefe e l’eroe è lo Spirito con la Scure. Se nella memoria e nella nostalgia a tutti noi sembra che Guedè abbia fatto molto di più, è solo una sorta di illusione prospettica.
Aggiungo che nella nuova storia di Mortimer, tali e tanti sono gli elementi presenti (lo scontro fra titani del criminale con Zagor, la grande rapina, il ritorno di Hammad, la caccia all’uomo, il contesto storico) che secondo me fatalmente sembra ridimensionato il ruolo di Guedè”.

Infine, un po’ di riflessioni a ruota libera di Moreno su varie critiche:

Ogni volta che leggo i commenti dei lettori mi torna in mente la canzone "Cara ti amo" di Elio e le Storie Tese:
Lui: Io sono come sono.
Lei: Cerca di cambiare.
Lui: Sono cambiato.
Lei: Non sei più quello di una volta.
Un piccolo esempio: mi viene contestato addirittura il pur breve passaggio in cui Zagor ricorda con Hammad l’episodio della lotta con Togo. Ora, sono sicuro che, se non lo avessi fatto, qualcuno avrebbe detto: "Ma come? Zagor torna nella villa di Hammad, la mitica villa della mitica storia di Nolitta & Ferri, e non dice nulla? Non gli tornano alla mente i drammatici avvenimenti di quella precedente avventura? Né lui né Hammad si scambiano due parole rievocando il passato?".
Gliel’ho fatto rievocare, ed ecco il risultato: uffa, quanti ricordi, che bisogno c’era di ricordare, che noia, che barba, che noia.
Qualcuno dice che è stata una bella trovata quella della scommessa che ha portato al rapimento di Cico, ma di contrappunto ecco quelli che dicono che no, è assurda, che Cico fa la figura dell’idiota (come se negli albi di Nolitta non venisse mai imbrogliato, non si comportasse mai incautamente, non finisse vittima di turlupinatori, fosse sempre accortissimo). Mah.
Io so di essere una persona di normale intelligenza, però mi rendo conto di dover stare molto ma molto attento a non essere imbrogliato, e vi assicuro che qualche volta è capitato anche a me di fare incauti acquisti o firmare contratti capestro; di recente mi hanno persino rubato sotto il naso il carrello del supermercato con dentro due euro. Ci sono imbroglioni in grado di fare truffe spettacolari ai danni di chiunque. Ma a Cico no, non la si deve fare. Non dico a Zagor, attenzione, ma a Cico. Deve essere più furbo e avveduto di tutti, se no fa brutta figura.
Non mi dilungo sull’effetto straniante e allibente che mi hanno fatto certe obiezioni sul cappello o sui soldati che avrebbero dovuto essere presenti all’interno del carro (sgrano gli occhi incredulo per aver letto di queste cose), ma una cosa molto divertente la voglio raccontare dato che si è parlato del cavallo.
Un lettore (non nell’ambito di questo forum) mi ha criticato trovando intollerabile il fatto che Zagor a cavallo sfondi una vetrata, perché l’ha gia visto fare a Zorro. Ora, si tratta di una obiezione esilarante per uno che legge Zagor: che cosa dirà allora vedendo che Zagor, spesso e volentieri, vola di ramo in ramo? Che l’ha già visto fare a Tarzan?
Ricapitolando: se io UNA VOLTA faccio sfondare una vetrata a un cavallo non va bene perché (non so dove) l’ha già fatto Zorro; però se Nolitta fa volare SEMPRE Zagor con la liana va bene anche se l’ha già fatto Tarzan.
Mi chiedo se sparare con la pistola non l’ha già fatto Tom Mix o fare a pugni non sia appannaggio di Tex.
Questo, dunque, il mio pane quotidiano. 
Poi è ovvio che ogni lettore è libero di apprezzare o non apprezzare una storia, di criticare o di lodare, di applaudire o di fischiare. Diciamo anche, però, che se uno argomenta una critica con considerazioni che mi sembrano un po’ balzane, sarà consentito anche a me di replicare, con tutto il fair play del caso e tutta la gentilezza di cui sono capace, in modo da poter dire anch’io il mio punto di vista. Tutto qui. Vorrei comunque che ognuno si sentisse libero di commentare come crede (e mi pare che tutti lo facciano, dato che non su può certo dire che godo di un consenso bulgaro). Però, è chiaro che se qualcuno non mi sopporta, non mi sopporta punto e basta e niente di quanto possa scrivere gli farà mai cambiare idea. Si può ragionevolmente pensare che se Mortimer è un personaggio a cui sono molto legato e se scrivo una storia con il ritorno di Hammad l’Egiziano, cercherò di dare il massimo e fare del mio meglio. Ebbene, se il mio meglio per qualcuno non arriva a dare neppure la sufficienza (giudizio più che legittimo), costui sta bocciando senza appello tutta la mia ventennale produzione e dunque io non sono il suo autore, come per me non lo sono gli sceneggiatori dei cartoni animati giapponesi che invece mandano in estasi mistica i miei figli. Ovviamente, non ci posso fare niente. Non posso neppure promettere di cercare di impegnarmi di più. Non si può cavar sangue dalle rape…”.